Itinerari ciclo-turistici: tra mare, natura incontaminata, arte e storia.

A volte una bella pedalata all’aria aperta, in mezzo alla natura,  è il modo migliore per fare il carico di energie e lasciare andare stress e pensieri negativi. Diversi sono gli studi che hanno dimostrato le qualità benefiche per mente e corpo delle attività all’aria aperta.

Con Cervia Bike Tourism sono diversi i percorsi offerti, adatti sia ai meno esperti, amanti delle rilassanti passeggiate in bicicletta, sia ai più sportivi, che desiderano cimentarsi in nuovi sentieri alla scoperta di suggestivi paesaggi  tra mare, pineta, mosaici, rocche e foreste sacre.

Vere e proprie escursioni tematiche alla scoperta dei luoghi della storia e dei sapori del nostro territorio.

Ecco alcuni dei percorsi:

RUOTE D’ARTE (Cervia- Ravenna 31 Km): Un itinerario ciclabile nel verde, tra mare e mosaici, alla scoperta dei 7 tesori UNESCO.

TRA VERDE E BLU (Pinete e Salina 24 km): Uno scenario unico nel suo genere, un percorso suggestivo che costeggia il Parco della salina di Cervia e che offre la possibilità di incontrare lungo il percorso affascinanti ospiti come i fenicotteri rosa.

ROCCHE E COLLINE (Bertinoro 48 Km): Un viaggio nella storia, tra rocche medievali che alternano mare e appennino con il fantastico Tour dello Spungone.

LE FORESTE SACRE (Parco delle Foreste Casentinesi):  Un vero e proprio paradiso tra Romagna e Toscana per chi ama la Mountain Bike, fatto di sentieri da attraversare attorno ad una tra le più grandi foreste vergini d’Europa.

LA FAMOSA ROTTA DEL SALE  (Cervia-Venezia 278 km Offroad): Un’avventura su due ruote tutta da vivere che alterna riserve naturali poco conosciute ed incontaminate e che affianca lo storico percorso della Rotta del Sale Nautica.

Ora non vi resta che scegliere l’itinerario più adatto a voi e partire in sella alla vostra bicicletta.

Cervia: un nome, una leggenda.

Cervia, la nostra suggestiva località di mare, non si è sempre chiamata così, un tempo era conosciuta con il nome di Ficocle e non era collocata dove si trova attualmente.

L’origine del suo nome sembra essere legata ad un antica leggenda secondo la quale un giorno, un cervo tra i tanti che popolavano la nostra antichissima pineta, si inginocchiò in segno di devozione davanti al vescovo di Lodi, in visita in questi luoghi. Da quel momento in poi sembra che risultò naturale chiamare la città Cervia, non solo per ricordare lo straordinario avvenimento, ma anche per sottolineare la caratteristica presenza di questi animali nelle nostre pinete.

Questa non è però l’unica spiegazione esistente. Una versione diversa suppone infatti, che la sua derivazione sia da collegare alla presenza nella nostra località degli “Acervi” (dal latino acervus che significa cumulo), gli enormi mucchi di sale depositati ai margini della salina dopo ogni raccolta. La città del sale, una volta chiamata Ficocle, si trovava infatti un tempo proprio in mezzo alle saline e c’è chi sostiene dunque che il suo cambio di nome sia avvenuto proprio per questo motivo tra il X e XI secolo, quando l’estrazione del sale aveva registrato un ingente aumento.

Tra le due leggende, la prima versione sembra essere comunque la più convincente anche per gli stessi cervesi, tanto che anche lo stesso stemma della città rappresenta proprio un cervo dorato inginocchiato su terreno verde.

Questa graziosa e suggestiva località chiamata Cervia è un piccolo tesoro della Romagna che vale la pena visitare, fosse anche solo per una gita fuori porta in giornata o perché no per una bella e rilassante Vacanza vista mare.

Perché a Natale ci scambiamo i regali?

Il periodo natalizio è un momento di festa e di convivialità condivisa.  È un occasione per trascorrere del tempo insieme ai propri affetti in un clima rilassato e di allegria.

Ci sono tradizioni che si tramandano di anno in anno, di generazione in generazione, finendole per dare scontate, abitudini così radicate nel nostro modo di vivere, che smettiamo perfino di interrogarci sulla loro derivazione.

Ad esempio, vi siete mai chiesti perché a Natale si fanno i regali e da cosa ha avuto origine questa particolare usanza?

Ciò che facciamo ogni Natale, ovvero il gesto di scambiarci reciprocamente dei doni, sembra risalire alle strenne degli antichi Romani: rami consacrati che le persone usavano scambiarsi il primo Gennaio come augurio di prosperità e di abbondanza. La leggenda narra che fu il re dei Sabini Tito Tazio a dare origine all’usanza dei regali di Natale chiedendo ogni anno ai suoi sudditi un rametto di alloro o di ulivo che questi dovevano raccogliere nel bosco sacro della dea Strenia e consegnarlo per Capodanno. Un’usanza, questa, che con il tempo ha visto sostituire i rametti con i doni che oggi ci scambiamo ogni 25 Dicembre.

Vi è infine chi sostiene che tale tradizione abbia invece origini religiose e che sia da collegare al momento della nascita di Cristo, ai famosi doni, di oro incenso e mirra, portati in omaggio dai Re Magi.

Oggi lo scambio di regali a Natale è un momento di gioa e allegria, una felicità condivisa con chi amiamo di più, un rinnovo simbolico, sancito da un dono, dei legami con le persone che più ci stanno a cuore.

Gingerbread: il Natale a forma di biscotto.

Il Natale è un momento speciale per rinnovare il nostro affetto a chi vogliamo veramente bene e quale miglior modo per farlo se non quello di preparare dei caratteristici dolci natalizi da impacchettare come regalo?

Per le feste natalizie immancabili insieme a lucine colorate, ghirlande, albero e film di natale a lieto fine ci sono anche i tipici biscotti di Pan di zenzero. Golosi e dal sapore irresistibile sono il dolcetto ideale da gustare in compagnia.

Di origini nordeuropee sono conosciuti anche con il nome originario di “Gingerbread”. Il loro sapore ricco e speziato è in grado di conquistare il palato di grandi e piccini in egual misura. Nonostante si possano realizzare in tante forme natalizie diverse, come alberelli, renne, casette e stelline ce ne è una speciale che più caratterizza questi biscotti e da cui deriva anche il loro nome: quella dell’omino di Pan di zenzero.
Vi basterà un tocco di ghiaccia reale ed i vostri biscotti saranno il perfetto dolcetto natalizio, ideali per essere anche appesi come decorazione sotto l’albero.

Ecco la ricetta per preparare questi deliziosi biscotti speziati.

Ingredienti per circa 15 biscotti:

  • Zenzero in polvere 5 g
  • Farina 00 350 g
  • Chiodi di garofano macinati 1 pizzico
  • Noce moscata 1 pizzico
  • Cannella in polvere 5 g
  • Bicarbonato ¼ cucchiaino
  • Zucchero 160 g
  • Burro freddo di frigo 110 g
  • Uova 1
  • Sale fino 1 pizzico
  • Miele 50 g

Preparazione:

Per realizzare i biscotti di Pan di zenzero iniziate dalla frolla speziata: in una ciotola versate la farina e tutte le spezie: i chiodi di garofano macinati, la cannella in polvere, la noce moscata grattugiata e lo zenzero in polvere. Aggiungete poi anche 1/4 di cucchiaino di bicarbonato e lo zucchero semolato. Quindi unite un pizzico di sale e versate il miele. Per ultimo versate il burro freddo di frigo tagliato a dadini, frullate il composto ad intermittenza per non scaldare eccessivamente l’impasto fino a ottenere una consistenza sabbiosa. Versate il composto sul piano di lavoro e formate la classica fontana. Versate l’uovo al centro ed incorporatelo all’impasto prima con la forchetta poi con le mani. Impastate velocemente e una volta che l’impasto avrà preso consistenza, formate un panetto piatto e copritelo con pellicola trasparente. Ponete l’impasto a rassodare in frigorifero per almeno 30 minuti. Trascorso il tempo di riposo, riprendete l’impasto, stendetelo con il mattarello su un piano infarinato ad uno spessore tra i 7 mm e 1 cm. Ritagliate la frolla con la formina natalizia. Se volete, in questa fase potete forare i biscotti all’altezza della testolina degli omini per far passare un nastrino e poterli appendere all’albero. Con le dosi indicate otterrete circa 15 biscotti (in base al tipo di forme usate e alle dimensioni il numero potrebbe variare). Trasferite i biscotti su una teglia rivestita con carta da forno e cuocete i biscotti in forno statico preriscaldato a 170° per circa 15 minuti. A cottura ultimata, sfornate i biscotti e lasciateli raffreddare completamente, meglio se su una gratella.

Intanto preparate la ghiaccia reale: versate gli albumi in una ciotola, iniziate a montare con le fruste elettriche a media velocità e incorporate poco a poco lo zucchero a velo aiutandovi con un cucchiaio: dovrete aggiungerne fino ad ottenere un composto omogeneo della consistenza desiderata. Trasferite la glassa in una sac-à-poche usa e getta e ritagliate la punta creando un piccolo foro quindi decorate i biscotti ricalcando la sagoma e arricchendo di particolari gli omini a vostro piacimento.

I biscotti di pan di zenzero sono pronti per essere gustati, ora non vi resta che provarli!

Consiglio:  conservarli in una scatola di latta, per 4-5 giorni al massimo.

Brisighella, un affascinante borgo tra torri e colline.

Tra i tesori nascosti dell’entroterra romagnolo, c’è un piccolo e grazioso borgo medievale in provincia di Ravenna che merita di essere visitato: Brisighella.

Questo borgo dal fascino antico sorge ai piedi di tre pinnacoli rocciosi, su cui poggiano rispettivamente la Rocca del XV secolo, la Torre dell’Orologio ed il Santuario del Monticino. Un borgo da osservare e da vivere con calma e senza fretta fatto di facciate di case color pastello, di balconi fioriti e di piccoli vicoletti in cui perdersi tra stupore e meraviglia. Da non perdere la Via degli Asini da cui inizia anche la salita verso la Torre dell’Orologio e la Rocca Manfrediana.

Tra gli scorci più fotografati e particolari di questo luogo vi è proprio la Via del Borgo o degli Asini, un angolo medievale davvero suggestivo, una sorta di passaggio sopraelevato con archi che danno sulla sottostante strada. Ma questa via non è sempre stata come la si vede adesso perché per molto tempo ha svolto la funzione di camminamento scoperto, inglobato poi nelle abitazioni.

Un po’ di storia:

Brisighella ha per secoli vissuto dell’estrazione del gesso di cui è ricco il territorio ed i “birocciai”, gli operai addetti a questo lavoro, vivevano in questo quartiere e trasportavano il gesso con gli asinelli e i loro carretti, le birocce. Per raggiungere la parte sovrastante del borgo usavano proprio questa strada che da allora ha preso il nome di Via degli Asini. Le loro abitazioni si trovavano al di sopra degli archi mentre le stalle al di sotto.

Vi è infine un’altro motivo per cui visitare Brisighella: il cibo. L’enogastronomia è una componente fondamentale del borgo, tanto che nel corso dell’anno vengono dedicate ai prodotti tipici alcune importanti sagre. Il prodotto principe è l’olio extravergine d’oliva “Brisighello”, certificato DOP europeo e prodotto in un territorio ecologicamente intatto, ma ci sono anche il formaggio stagionato nelle grotte di gesso, i frutti dimenticati come la Pera Volpina, i vini autoctoni. E poi il carciofo Moretto, che nasce spontaneo nei calanchi dell’Appennino brisighellese.

Ora non vi resta che scegliere una giornata di sole per visitare questo magnifico borgo dell’entroterra romagnolo.

Vin brûlé, una bevanda che profuma d’inverno.

Quando le temperature calano, in Romagna, c’è una bevanda dal profumo speziato che sa come riscaldare, con i suoi aromi, le fredde giornate d’inverno: il Vin Brulé. Conosciuto anche come mulled wine, che significa vino bruciato, è solito profumare, con i suoi speziati aromi, le feste di paese soprattutto nei periodi in cui le basse temperature si fanno sentire. Dagli ingredienti semplici e dal sapore intenso si prepara con il vino rosso e si gusta ben caldo. Questa bevanda oltre ad essere il perfetto accompagnamento sia per le castagne che per la ciambella o i biscotti casarecci, è inoltre considerata da molti un antico rimedio per combattere i malanni stagionali. La preparazione classica del vin brûlé richiede come ingredienti spezie, agrumi, zucchero e un vino rosso corposo che varia in base alla zona di provenienza. A cambiare, in alcune versioni di questa ricetta, sono anche gli aromi: c’è chi utilizza il cardamomo oppure lo zenzero e chi aggiunge anche dei pezzetti di mela per insaporire il vino. Il risultato sarà comunque una bevanda profumata e dal gusto intenso perfetta da gustare  insieme a delle caldarroste fumanti nelle fredde sere d’inverno.

Ecco gli ingredienti per preparare questa deliziosa bevanda:

  • Vino rosso corposo 1 l
  • Zucchero 100 g
  • Scorza di limone non trattato 1
  • Scorza d’arancia non trattata 1
  • Cannella in stecche 2
  • Chiodi di garofano 8
  • Bacche di ginepro 5
  • Anice stellato 1
  • Noce moscata q.b.

Preparazione:
Per realizzare il vin brûlé iniziate con il prepararvi tutte le spezie che vi serviranno per la ricetta, quindi tagliate sottilmente la scorza del limone e quella dell’arancia senza togliere la parte bianca. Prendete una pentola di acciaio dai bordi non troppo alti e versate lo zucchero, le stecche di cannella, le bacche di ginepro, i chiodi di garofano e l’anice stellato. Aggiungete successivamente anche la scorza degli agrumi ed in ultimo aggiungete il vino rosso corposo. Ponete il tegame sul fuoco e portate lentamente ad ebollizione: fate bollire a fiamma lenta per 5 minuti mescolando fino al completo scioglimento dello zucchero. A questo punto avvicinate una fiamma alla superficie del vino, servendovi di un accendino da cucina e facendo molta attenzione a non bruciarvi: l’alcool contenuto nel vino prenderà fuoco e dovrete lasciarlo fiammeggiare fino al completo spegnimento. Una volta spenta la fiamma, potrete filtrate il vostro vin brûlé attraverso un colino a maglie fittissime e servirlo fumante.

Conservazione:
Una volta pronto, il vin brûlé può essere conservato in frigorifero per 2-3 giorni al massimo.

Ora non resta che provarlo.

Buon vin brûlé a tutti!

San Martino, un appuntamento speciale sotto l’arco.

[…] ma per le vie del borgo,
dal ribollir de’ tini,
va l’aspro odor de i vini,
l’anime a rallegrar. (San Martino, Giosuè Carducci)

Tra gli appuntamenti immancabili del mese di Novembre per chi abita in Romagna, vi è senza dubbio quello della Fiera di San Martino di Santarcangelo di Romagna, meglio conosciuta come la “la Fiera dei becchi” per via delle immancabili corna con cordoni colorati che ogni anno vengono appese sotto l’arco della piazza centrale della città. In passato i colorati cordoni venivano usati per addobbare i forti buoi romagnoli quando venivano portati alle Fiere ecco da cosa sembrerebbe derivare il soprannome di questa festività.

Due sono principalmente le caratteristiche che hanno reso famosa questa manifestazione:

  •  Le storie: la Fiera di San Martino è una fiera che celebra le tradizioni ed proprio per questo che a Santarcangelo, da oltre trent’anni, in questa occasione, si svolge la Sagra nazionale dei Cantastorie. I cantastorie con i loro racconti semplici e veri riportano ad un passato lontano e catturano l’attenzione dei curiosi spettatori.
  • Le immancabili corna: appese sotto l’Arco della centralissima piazza Ganganelli secondo il malizioso rito dovrebbero segnalare, oscillando, se la persona che vi passa sotto in quel momento è stata vittima del tradimento dell’amata/o.

La Fiera dei becchi è inoltre famosa per le caratteristiche bancarelle e per gli stand enogastronomici ricchi di tipicità locali che animano e profumano le strade acciottolate della città. Tanti sono i punti di ristoro a cielo aperto pronti a soddisfare ogni palato, dalla classica piadina con salsiccia e cipolla alle calde castagne da passeggio.

Non mancano poi, accanto al tradizionale mercato ambulante, le banchette di artigianato artistico, di auto e macchine agricole, che ravvivano la città in ogni suo angolo.

Tra gli appuntamenti in programma vi sono infine quello del Palio della piadina aperto a tutti, rigorosamente non-professionisti, ed il Food Truck di Beck, l’area dedicata al cibo di strada su ruote.

Un appuntamento, questo, tutto da vivere,  all’insegna dell’allegria e del buon cibo, due caratteristiche che da sempre contraddistinguono la nostra bella Romagna.

INFORMAZIONI 

Dove: Santarcangelo di Romagna
Quando: dal 9 al 11 di Novembre

La Piada dei Morti.

Compare puntuale con l’arrivo delle festività autunnali un dolce della tradizione romagnola, la Piada dei Morti, così chiamata perché solitamente cucinata  nel periodo della Festa dei Defunti.
Dagli ingredienti semplici ma golosi, è adatta per essere gustata sia come dolcetto dopo pasto, accompagnato da un buon bicchiere di vino o per colazione con una tazza di caffè caldo, ma non solo; non è strano  infatti trovarla nelle sagre di paese tipiche di questa stagione,  che tutto colora con i suoi  variopinti e scricchiolanti tappeti di foglie.

Ecco la ricetta di questo goloso dolce.

Ingredienti

Per l’impasto:

  • 250 gr di farina 00;
  • 250 gr di farina Manitoba, o di altra farina di grano tenero;
  • 120 gr di zucchero;
  • 100 ml di olio extravergine di oliva;
  • 2 uova;
  • 20 gr di lievito di birra;
  • 150 ml di latte;
  • frutta secca (70 gr di uvetta + 30 gr di pinoli + 80 gr di gherigli di noci + 80 gr di mandorle).

Per la glassatura:

  • 1 tuorlo d’uovo sbattuto con 2 cucchiai di latte;
  • 50 gr di zucchero a velo sciolti in 3 cucchiai di latte.

Preparazione

Iniziate sciogliendo in un pentolino, per 20 minuti, il lievito di birra con l’aggiunta di 1 cucchiaio di zucchero e 2 cucchiai di latte tiepido. È molto importante che non si arrivi ad ebollizione, quindi scaldate il tutto a bagno maria o su fiamma molto leggera, in un pentolino con il fondo abbastanza spesso. Amalgamate insieme tutta la farina, l’olio extravergine d’oliva, le uova, 120 grammi di zucchero aggiuntivo, 150 ml di latte (1 bicchiere scarso) e il composto preriscaldato. Versate l’impasto in recipiente e lavorartelo per renderlo sodo e compatto.

Lasciate a riposo sotto una pellicola trasparente almeno una decina di ore.

A fine lievitazione riprendete l’impasto ungendolo con olio extravergine d’oliva e stendetelo in una teglia di circa 30 cm di diametro, protetta sul fondo da carta da forno. Decorate la parte superiore con la frutta secca e, con l’aiuto di un pennello intinto nel tuorlo d’uovo sbattuto insieme a 2 cucchiai di latte, spennellate tutta la superficie superiore della piada.

Lasciate a riposo per circa 2 ore e mezza.

Infornate successivamente a forno preriscaldato a 180° e lasciate cuocere per circa 15 minuti. Infine sciogliete 50 gr di zucchero a velo in 2/3 cucchiai di latte e spennellate tutta al superficie del dolce appena sfornato.

Ed ora che avete la ricetta non vi resta che provarla!

Un autunno arancione come la zucca.

Dal colore sgargiante e dalla forma un po’ bizzarra, la zucca è l’ortaggio dal sapore autunnale più colorato che ci sia, ed oltre ad essere amata dai più piccini, che si divertono svuotandola e disegnandogli occhi, naso e bocca in occasione della famosa festa in maschera di Halloween, ha tantissime proprietà benefiche.

Dal sapore dolce e vellutato, la zucca oltre ad essere un ingrediente molto gustoso e versatile da utilizzare in cucina è anche un ortaggio molto salutare.

Ecco 8 curiosità che forse non sapevate:

  1. Contiene pochissime calorie (26 Kcal per 100 grammi), per il 90% è infatti costituita d’acqua;
  2. Ha proprietà antiossidanti in quanto,  tra le diverse sostanze nutrienti contenute moltissime  sono vitamine;
  3. Possiede un numero elevato di fibre utili per l’equilibrio della flora intestinale;
  4. È benefica nella prevenzione di patologie cardiovascolari in quanto, contenendo Omega-3, è utile per ridurre il colesterolo nel sangue, abbassare la pressione e migliorare la circolazione.
  5. È un buon alleato per combattere la ritenzione idrica e per liberarsi dalle tossine che creano gonfiore;
  6. Aiuta in caso di stress e di stanchezza, in quanto possiede il magnesio al suo interno.
  7. È un ottimo antiossidante ad effetto lenitivo per la pelle, oltre ad essere nutriente per il corpo e fortificante per capelli e unghie fragili.
  8. Un’ultima interessante curiosità riguarda i semi di questo ortaggio arancione, che vengono particolarmente indicati tra i superfood più efficaci per abbassare il colesterolo cattivo nel sangue.

Dunque ora non vi resta che preparare una delle tante gustose ricette a base di zucca.

Itinerari verdi e slow: il Cammino di Dante.

A chi ama passeggiare a contatto con la natura, dove il rilassante rumore delle foglie mosse dal vento rigenera corpo e mente, mentre l’aria pulita e fresca ricarica le batterie e riempe polmoni e cuore di buono, l’entroterra emiliano romagnolo offre diversi itinerari verdi e slow da percorrere a piedi.

Diversi sono i percorsi che partono dalla nostra regione tra questi, a Ravenna, una località non molto lontana da Cervia, vi è quello del  Cammino di Dante, un cammino lungo le orme del Sommo Poeta. Questo percorso, lungo circa 380 km, parte dalla tomba del padre della lingua italiana a Ravenna e raggiunge il Museo Casa di Dante a Firenze.

Molto più di un semplice cammino, Il Cammino di Dante è un un vero e proprio viaggio culturale oltre  ad essere una meravigliosa esperienza sensoriale visto il passaggio attraverso i meravigliosi boschi del casentinese e tra alcuni dei borghi più belli della Romagna e della Toscana. Il cammino può essere percorso da maggio fino ad ottobre e comprende sia tappe più semplici e pianeggianti che più impegnative ed in salita. Inoltre è percorribile anche in mountain bike per i più esperti in quest’attività e a cavallo. Considerato il numero elevato di km da percorrere è consigliato un buon allenamento prima della partenza, ciò nonostante può essere affrontato anche dai non esperti del trekking.

La bellezza di questo percorso è che oltre ai classici punti di sosta e di ristoro ad ogni tappa troverete anche affisse parti della Divina Commedia. Questo itinerario è diviso in 20 tappe lungo un ideale percorso che Dante Alighieri compì agli inizi del XII secolo.

LE TAPPE:

  • Ravenna – Ponte Vico > 19 km
  • Ponte Vico – Oriolo dei Fichi > 18.7 km
  • Oriolo dei Fichi – Brisighella > 17.2 km
  • Brisighella – Gamberaldi > 23.3 km
  • Gamberaldi – Marradi > 10 km
  • Marradi – San Benedetto in Alpe > 23 km
  • Premilcuore – Portico di Romagna > 9.7 km
  • Portico – Dovadola > 26.7 km
  • Dovadola – Forli > 22.5 km
  • Forlì – Ponte Vico > 18 km
  • Ponte Vico – Ravenna > 19 Km

Ora non vi resta che organizzarvi e partire con zaino in spalla alla scoperta di questi fantastici luoghi attraversati dal Cammino di Dante.

Sul sito ufficiale del Cammino di Dante troverete tutte le informazioni dedicate.