Il sorprendente entroterra romagnolo: le Grotte di Onferno

Nessun luogo come una grotta, è capace di custodire e nascondere i segreti di infinita bellezza che la natura ci offre. La vacanza in Riviera non è solamente di mare e diverse sono le sorprese che l’entroterra romagnolo ci riserva. Tra i luoghi di interesse naturalistico più conosciuti, per il loro intramontabile fascino e mistero, vi sono senza dubbio le Grotte di Onferno, un complesso carsico di notevole valore. Una riserva lontana dalla confusione della città, alla scoperta di avventurose e misteriose cavità sotterranee.

Un po’di storia: antiche credenze.

“Castrum Inferni” si chiamava un tempo questo grazioso paesino arroccato sulle colline della Valconca. Tale nome era dovuto alle fumate di vapore che nei mesi invernali, specie al crepuscolo, erano emanate dalle rocce, fumi che avevano alimentato antiche credenze secondo le quali si immaginava che l’ingresso degli inferi fosse proprio lì. In realtà tale fenomeno si scopri successivamente essere causato semplicemente dalla differenza termica tra l’interno della grotta e l’esterno.

Questo avventuroso complesso di grotte carsiche, frutto dell’erosione di un torrente, si estende per oltre 850 metri sotto terra (sotto l’omonimo paesino arroccato), attraverso un percorso sorprendente fatto di anfratti e cunicoli. Per accedervi si imbocca un sentiero con scalini, che dal bosco conduce in un canyon.

All’interno delle Grotte, oltre a concentrazioni di roccia e cristalli di gesso, potrete ammirare la colonia di migliaia di pipistrelli che qui vive sotto stretta tutela come specie protetta. Questo avventuroso viaggio, che tanto ci ricorda la prima cantica della Divina Commedia dantesca, con i suoi gironi infernali, viene fatto in compagnia di guide esperte che, per un’ora circa, vi accompagnano spiegandovi le curiosità ed i particolari degli ambienti che trovate lungo il percorso. Poiché, per non disturbare la quiete dei pipistrelli, non è stato installato un capillare sistema di illuminazione ed il percorso viene fatto con torcia e caschetto di protezione, i bambini si sentiranno dei piccoli esploratori alla ricerca di avventure da vivere e  misteriosi luoghi da scoprire.

Queste particolari grotte, con la loro suggestiva sala dei Mammelloni, così chiamata per la presenza di protuberanze dal soffitto, simili a mammelle pendenti, sono inserite in un complesso naturalistico molto bello, che consigliamo di esplorare passeggiando alla scoperta di sorprendenti punti panoramici, come quello che dalla piazza dell’antico Castello di Onferno regala una vista mozzafiato su San Marino e Sassofeltrio.

Le Grotte di Onferno e l’intera Riserva sono una piacevole avventura per tutta la famiglia, una gita in giornata alternativa, da fare se siete in vacanza da noi in Riviera.

Tradizioni romagnole: le tele stampate

La Romagna è una terra ricca di tradizioni, sia che si tratti di prelibatezze culinarie che di oggetti di produzione artigianale.

Tra i prodotti hand made più conosciuti ed apprezzati nella nostra regione vanno sicuramente annoverate le famose tele stampate a ruggine, realizzate tramite l’impiego di stampi incisi, intrisi nel colore e battuti col mazzuolo.

Andiamo allora a scoprire qualche curiosità a riguardo a partire dalle origini e dalle tecniche impiegate, i disegni tipici e anche qualche trucco per riconoscere quelle prodotte artigianalmente rispetto ai falsi.

Le origini:

Quella delle tele stampate è un’arte manuale le cui origini sono da ricondurre all’artigianato povero, quello legato al mondo contadino: stampi in legno, colori ottenuti dalla ruggine, tela ricavata dalla canapa coltivata nei campi e tessuta con i telai casalinghi.
Tra i materiali utilizzati nella realizzazione degli stampi vi è soprattutto il legno di pero, non solamente perché più facilmente reperibile nelle nostre campagne, ma anche per il suo essere un legno morbido, adatto e resistente all’incisione tramite scalpello e mazzuolo.

I disegni:

Tra i disegni più classici troviamo sicuramente i motivi floreali (foglie, tralci di vite, grappoli d’uva e spighe) e animali (galli, grifoni, buoi e uccelli), oltre ad elementi tipici della vita contadina e forme geometriche. Ogni artigiano ha un suo patrimonio di matrici, che variano in base all’interpretazione data.

I colori:

Il colore più tradizionale è quello della pasta ottenuta dalla ruggine, che assume le sfumature dell’arancione e dell’ocra, un composto ottenuto dal ferro ossidato con aceto di vino, a cui viene aggiunto solfato di ferro e farina di frumento.
Vi sono  inoltre il blu, il verde ed il “rosso antico”, colori ottenuti da paste a base minerale.

Il procedimento:

  1. La pasta colorata viene stesa su un tampone mentre la tela da stampare è posta su un bancone opportunamente imbottito.
  2. Lo stampo viene intinto nel tampone per poi essere applicato sul tessuto.
  3. Una mano blocca con fermezza lo stampo, mentre l’altra impugna un mazzuolo di circa 3 o 4 chili che, con gesti rapidi e precisi, va a percuotere lo stampo con tre colpi decisi, continuando così per accostamento delle matrici, fino al termine della decorazione desiderata.
  4. Al termine del procedimento di impressione del colore, la tela viene messa ad essiccare, per poi essere immersa in un bagno di fissaggio con soda caustica, che una volta era ottenuta con cenere ed acqua.
  5. Infine la tela viene lavata per eliminare l’eccesso del colore e nuovamente stesa ad asciugare.

Le tele stampate sono un prodotto artigianale tipico della nostra regione e sono perfette per la Mise en place di pranzi e cene tradizionali.

Il Savor: la marmellata romagnola dagli antichi sapori della tradizione.

Il Savor, in dialetto Savôr (sapore), nato come cibo povero e legato alla preparazione della Saba, oltre ad essere considerato una gustosa prelibatezza è oggi uno dei dolci romagnoli più conosciuti. Una ricetta, dalle antiche tradizioni, che veniva preparata dalle famiglie contadine nel periodo subito dopo la vendemmia, poiché ottenuta dal mosto d’uva appena pigiato e non ancora fermentato.

Dal colore scuro e dalla consistenza densa, si ottiene facendo bollire il mosto d’uva, assieme a frutti autunnali come frutta secca, polpa di zucca e scorze di agrumi, fino a raggiungere la consistenza di una marmellata.

A Montegelli, nella provincia di Forlì-Cesena, dove ancora oggi si festeggia la Sagra del Savor, questa marmellata veniva custodita dentro piccole damigiane di terracotta con il collo largo e si usava appunto come cibo energetico durante i periodi invernali.
Oggi il Savor si presta come perfetto abbinamento per il Formaggio di Fossa, ma è delizioso gustato anche con arrosti e dolci come la ciambella o spalmato sulla piadina. Accompagnato da un calice di Sangiovese o di Albana passita, il Savor restituisce tutto il genuino sapore della Romagna.

Ecco la lista di ingredienti necessari alla preparazione del gustoso Savor.

Per 2kg di marmellata:

  • 3 litri di mosto di uva rossa;
  • 500 gr di pere abate;
  • 500 gr di mele cotogne;
  • 1 kg di mele;
  • La scorza di 1 limone;
  • La scorza di 1 arancia;
  • 100 gr di zucchero;
  • 1 stecca di cannella;
  • 250 gr di frutta secca (noci, nocciole, mandorle).

Preparazione:

Per prima cosa fate bollire in un pentolone il mosto, fino a quando il composto non avrà raggiunto la metà del contenuto versato. In questo modo avrete  la Saba, uno sciroppo bruno dal sapore zuccherino,  che una volta veniva usato per insaporire alimenti e pietanze.
Aggiungete le mele cotogne, le mele e le pere precedentemente sbucciate e tagliate a pezzetti e la frutta secca. Unite infine la scorza grattugiata del limone e dell’arancia. Fate bollire ancora a fiamma bassa per circa 10 ore.
Dopo circa 3 ore togliete la stecca di cannella, e lasciate cuocere, mescolando di tanto in tanto.
Una volta che il composto avrà assunto la consistenza di una marmellata togliete dal fuoco e riponetelo sottovuoto , ancora bollente, in contenitori sigillati di terracotta o di vetro.

Ora non vi resta che provare questo gustoso dolce della tradizione!

Ferrara, la città delle biciclette

Conosciuta come la città delle biciclette Ferrara è uno dei luoghi, ricchi d’arte e di storia, tra i più belli di tutta l’Emilia Romagna, che vale la pena visitare.

Una città dal fascino intramontabile della quale è impossibile non innamorarsi. Le sue possenti mura sono custodi di gioielli architettonici, musei ed edifici carichi di storia, una storia legata soprattutto ai Duchi d’Este che tra Quattrocento e Cinquecento l’hanno reinventata.

Passeggiando per le vie del centro sarete catturati dalla sua elegante atmosfera e dalla predominanza del colore del mattone, che più caratterizza questa città , nata un tempo sull’acqua.

A Ferrara sono inoltre legate personalità artistiche come quella di De Chirico, Ariosto e Bassani: perdendovi per le vie del centro avrete infatti la sensazione di rivivere le ambientazioni de Il Giardino dei Finzi Contini.

Ecco cosa vedere:

La vostra visita non può che cominciare dal  simbolo di questa località ricca di storia, il Castello Estense, la fortezza al centro della città, che oltre ad essere uno degli edifici più belli d’Italia che risale al Quattrocento, è anche una delle più importanti testimonianze del potere della famiglia d’Este nel Rinascimento.

Proseguendo il vostro tour per le vie del centro non potrete non notare il Palazzo  sede della Pinacoteca Nazionale di Ferrara e di numerose mostre ed eventi: Palazzo dei Diamanti, un capolavoro rinascimentale che deve il suo nome ai circa 8500 blocchi di marmo bianco e rosa sulla facciata.

Raggiungete poi Piazza Municipio, un tempo cortile del Palazzo Ducale della dimora dei signori ferraresi, oggi importante punto nevralgico della città, dove si affaccia il Palazzo del Municipio con il suo monumentale scalone.

Se avete tempo a disposizione vi consigliamo di entrare a visitare anche il Palazzo Schifanoia, un edificio costruito per lo svago della nobiltà. Al suo interno potrete ammirare il Salone dei Mesi, il più grande ciclo rinascimentale di affreschi pagani.
Proseguendo la vostra visita nella città color mattone incontrerete una delle più belle dimore nobiliari della città: Casa Romei il cui cortile interno è di straordinaria bellezza.

Ferrara è stata inoltre dimora di un autore di rilevante importanza, Ludovico Ariosto; il suo monumento funebre si trova infatti in una delle sale più importanti del Palazzo Paradiso (conosciuta anche come Biblioteca Ariostea). ed è proprio qui, alla corte d’Este, che fu scritta la grande opera dell’Orlando Furioso.

Non potete lasciare Ferrara infine, senza fare una passeggiata lungo Via delle Volte, una strada, dal fascino segreto e misterioso, con le arcate sospese su un percorso acciottolato, una volta antica via di commercio che costeggiava il Po prima di essere deviato.

Dunque ora non vi resta che andare alla scoperta di questa affascinante città di origini medievali e noi vi consigliamo di farlo passeggiando seguendo il percorso dei bastioni e delle torri che formano le mura della città: un itinerario lungo 9 km, perfetto da fare in bicicletta.

Un’ultima curiosità su Ferrara:

Nel mese di agosto non perdete l’annuale appuntamento con il Ferrara Buskers Festival, un concentrato di colori, musica arte  e allegria.

Golosità in Romagna… e dove trovarle.

Diverse sono le tipicità eno-gastronomiche che contraddistinguono il territorio ravennate e che contribuiscono, unitamente al suo splendido patrimonio culturale e paesaggistico, a renderlo così unico e speciale.

Qui l’arte del mangiar bene ha origini antiche che affondano le loro radici nelle tradizioni contadine e nel sapere tramandato di generazione in generazione, tipico della Romagna: una cucina fatta da ingredienti semplici e genuini, ispirati ai sapori ed ai profumi locali, che sanno come conquistare anche i palati dai gusti più difficili.

Ecco dunque alcune tra le tipicità culinarie più conosciute nel territorio ravennate:

La pasta fresca:

È nei primi piatti che la cucina romagnola trova la sua massima espressione. Asciutti o in brodo il risultato non delude.
Rigorosamente realizzati con pasta all’uovo “fatta in casa”, sono spesso accompagnati da ricchi ragù di carne, brodi squisiti, ripieni gustosi a base di formaggio, distese di parmigiano e noce moscata.
Le possibili varianti sono di molteplice forma e lunghezza: dalle tagliatelle agli strozzapreti al ragù romagnolo, alla minestra farcita o “spoja lorda” in brodo, dai cappelletti con ripieno rigorosamente al formaggio agli irrinunciabili passatelli, fino ai tradizionali maltagliati con fagioli e legumi.

La grigliata mista:

I sapori legati alla tradizione contadina emergono soprattutto nei secondi piatti dove è la grigliata mista di carne a farla da padrona. Salsiccia, pancetta, castrato ai ferri e altri tipi di carne legati alla tradizione, come la mora romagnola, vengono sempre accompagnate da un cestino di piadina e da una buona bottiglia di Sangiovese Superiore, un vino corposo e gustoso in grado di conquistare qualsiasi palato.

Il pesce azzurro:

Un altro alimento strettamente legato alla tradizione culinaria romagnola è rappresentato dal pesce azzurro come la saraghina, le sarde e lo sgombero che sono ricchi di proprietà benefiche, ideali per combattere il colesterolo e ricche di fosforo. Diverse sono le modalità di cottura e preparazione del pesce azzurro: crudo, lessato, alla griglia, sulla piastra, al forno o in tegame, viene inoltre usato anche nella farcitura della famosa piadina con contorno di radicchio e cipolla.

I crostaci ed i molluschi:

Non solo pesce azzurro ma anche crostacei e molluschi al centro della cucina marinara locale, che anche in questo caso offre molteplici possibilità di preparazione a seconda dei gusti. Il nostro consiglio è di provare i tradizionali spiedini alla griglia (solitamente di gamberi e calamaretti), gustarsi un buon brodetto di pesce fresco  o uno spaghetto alle poverazze (vongole) o perdersi tra il sapore delle famose cozze di Cervia.

La piadina romagnola:

Regina indiscussa tra pane e grissini sulle tavole romagnole e dal sapore unico ed inconfondibile, la piadina viene usata per accompagnare qualsiasi pietanza nel corso del pasto oltre ad essere spesso farcita con salumi, formaggi – come ad esempio lo Squacquerone di Romagna DOP – pesce e verdure ma anche in versione dolce con Nutella o marmellate.
La sua particolarità nel territorio ravennate risiede nel suo maggior spessore rispetto a quella che ritroviamo nel sud della Romagna come a Rimini ad esempio, dove è più sottile.

Le dolci golosità:

Ogni occasione o festa che si rispetti in Romagna è caratterizzata da un dolce tradizionale, che spesso finisce per far parte anche del menù di molti ristoranti. Si inizia dal dolce al cucchiaio per eccellenza, la zuppa inglese: una combinazione di più strati di pan di Spagna (o savoiardi) imbevuti nell’Alchermes che vedono l’alternarsi di strati di crema pasticcera, alla vaniglia e al cacao. Si ha poi il “latte brûlé” una specie di crème caramel ma molto più ricco di uova e di latte, consumato soprattutto in occasione delle feste invernali; la classica ciambella, lo zabaglione e gli scroccadenti accompagnati da un buon bicchiere di Albana di Romagna passito.

La Romagna, un luogo dove la felicità passa dallo stomaco al cuore al ritmo di un boccone.

Itinerari ciclo-turistici: tra mare, natura incontaminata, arte e storia.

A volte una bella pedalata all’aria aperta, in mezzo alla natura,  è il modo migliore per fare il carico di energie e lasciare andare stress e pensieri negativi. Diversi sono gli studi che hanno dimostrato le qualità benefiche per mente e corpo delle attività all’aria aperta.

Con Cervia Bike Tourism sono diversi i percorsi offerti, adatti sia ai meno esperti, amanti delle rilassanti passeggiate in bicicletta, sia ai più sportivi, che desiderano cimentarsi in nuovi sentieri alla scoperta di suggestivi paesaggi  tra mare, pineta, mosaici, rocche e foreste sacre.

Vere e proprie escursioni tematiche alla scoperta dei luoghi della storia e dei sapori del nostro territorio.

Ecco alcuni dei percorsi:

RUOTE D’ARTE (Cervia- Ravenna 31 Km): Un itinerario ciclabile nel verde, tra mare e mosaici, alla scoperta dei 7 tesori UNESCO.

TRA VERDE E BLU (Pinete e Salina 24 km): Uno scenario unico nel suo genere, un percorso suggestivo che costeggia il Parco della salina di Cervia e che offre la possibilità di incontrare lungo il percorso affascinanti ospiti come i fenicotteri rosa.

ROCCHE E COLLINE (Bertinoro 48 Km): Un viaggio nella storia, tra rocche medievali che alternano mare e appennino con il fantastico Tour dello Spungone.

LE FORESTE SACRE (Parco delle Foreste Casentinesi):  Un vero e proprio paradiso tra Romagna e Toscana per chi ama la Mountain Bike, fatto di sentieri da attraversare attorno ad una tra le più grandi foreste vergini d’Europa.

LA FAMOSA ROTTA DEL SALE  (Cervia-Venezia 278 km Offroad): Un’avventura su due ruote tutta da vivere che alterna riserve naturali poco conosciute ed incontaminate e che affianca lo storico percorso della Rotta del Sale Nautica.

Ora non vi resta che scegliere l’itinerario più adatto a voi e partire in sella alla vostra bicicletta.

Cervia: un nome, una leggenda.

Cervia, la nostra suggestiva località di mare, non si è sempre chiamata così, un tempo era conosciuta con il nome di Ficocle e non era collocata dove si trova attualmente.

L’origine del suo nome sembra essere legata ad un antica leggenda secondo la quale un giorno, un cervo tra i tanti che popolavano la nostra antichissima pineta, si inginocchiò in segno di devozione davanti al vescovo di Lodi, in visita in questi luoghi. Da quel momento in poi sembra che risultò naturale chiamare la città Cervia, non solo per ricordare lo straordinario avvenimento, ma anche per sottolineare la caratteristica presenza di questi animali nelle nostre pinete.

Questa non è però l’unica spiegazione esistente. Una versione diversa suppone infatti, che la sua derivazione sia da collegare alla presenza nella nostra località degli “Acervi” (dal latino acervus che significa cumulo), gli enormi mucchi di sale depositati ai margini della salina dopo ogni raccolta. La città del sale, una volta chiamata Ficocle, si trovava infatti un tempo proprio in mezzo alle saline e c’è chi sostiene dunque che il suo cambio di nome sia avvenuto proprio per questo motivo tra il X e XI secolo, quando l’estrazione del sale aveva registrato un ingente aumento.

Tra le due leggende, la prima versione sembra essere comunque la più convincente anche per gli stessi cervesi, tanto che anche lo stesso stemma della città rappresenta proprio un cervo dorato inginocchiato su terreno verde.

Questa graziosa e suggestiva località chiamata Cervia è un piccolo tesoro della Romagna che vale la pena visitare, fosse anche solo per una gita fuori porta in giornata o perché no per una bella e rilassante Vacanza vista mare.

Perché a Natale ci scambiamo i regali?

Il periodo natalizio è un momento di festa e di convivialità condivisa.  È un occasione per trascorrere del tempo insieme ai propri affetti in un clima rilassato e di allegria.

Ci sono tradizioni che si tramandano di anno in anno, di generazione in generazione, finendole per dare scontate, abitudini così radicate nel nostro modo di vivere, che smettiamo perfino di interrogarci sulla loro derivazione.

Ad esempio, vi siete mai chiesti perché a Natale si fanno i regali e da cosa ha avuto origine questa particolare usanza?

Ciò che facciamo ogni Natale, ovvero il gesto di scambiarci reciprocamente dei doni, sembra risalire alle strenne degli antichi Romani: rami consacrati che le persone usavano scambiarsi il primo Gennaio come augurio di prosperità e di abbondanza. La leggenda narra che fu il re dei Sabini Tito Tazio a dare origine all’usanza dei regali di Natale chiedendo ogni anno ai suoi sudditi un rametto di alloro o di ulivo che questi dovevano raccogliere nel bosco sacro della dea Strenia e consegnarlo per Capodanno. Un’usanza, questa, che con il tempo ha visto sostituire i rametti con i doni che oggi ci scambiamo ogni 25 Dicembre.

Vi è infine chi sostiene che tale tradizione abbia invece origini religiose e che sia da collegare al momento della nascita di Cristo, ai famosi doni, di oro incenso e mirra, portati in omaggio dai Re Magi.

Oggi lo scambio di regali a Natale è un momento di gioa e allegria, una felicità condivisa con chi amiamo di più, un rinnovo simbolico, sancito da un dono, dei legami con le persone che più ci stanno a cuore.

Gingerbread: il Natale a forma di biscotto.

Il Natale è un momento speciale per rinnovare il nostro affetto a chi vogliamo veramente bene e quale miglior modo per farlo se non quello di preparare dei caratteristici dolci natalizi da impacchettare come regalo?

Per le feste natalizie immancabili insieme a lucine colorate, ghirlande, albero e film di natale a lieto fine ci sono anche i tipici biscotti di Pan di zenzero. Golosi e dal sapore irresistibile sono il dolcetto ideale da gustare in compagnia.

Di origini nordeuropee sono conosciuti anche con il nome originario di “Gingerbread”. Il loro sapore ricco e speziato è in grado di conquistare il palato di grandi e piccini in egual misura. Nonostante si possano realizzare in tante forme natalizie diverse, come alberelli, renne, casette e stelline ce ne è una speciale che più caratterizza questi biscotti e da cui deriva anche il loro nome: quella dell’omino di Pan di zenzero.
Vi basterà un tocco di ghiaccia reale ed i vostri biscotti saranno il perfetto dolcetto natalizio, ideali per essere anche appesi come decorazione sotto l’albero.

Ecco la ricetta per preparare questi deliziosi biscotti speziati.

Ingredienti per circa 15 biscotti:

  • Zenzero in polvere 5 g
  • Farina 00 350 g
  • Chiodi di garofano macinati 1 pizzico
  • Noce moscata 1 pizzico
  • Cannella in polvere 5 g
  • Bicarbonato ¼ cucchiaino
  • Zucchero 160 g
  • Burro freddo di frigo 110 g
  • Uova 1
  • Sale fino 1 pizzico
  • Miele 50 g

Preparazione:

Per realizzare i biscotti di Pan di zenzero iniziate dalla frolla speziata: in una ciotola versate la farina e tutte le spezie: i chiodi di garofano macinati, la cannella in polvere, la noce moscata grattugiata e lo zenzero in polvere. Aggiungete poi anche 1/4 di cucchiaino di bicarbonato e lo zucchero semolato. Quindi unite un pizzico di sale e versate il miele. Per ultimo versate il burro freddo di frigo tagliato a dadini, frullate il composto ad intermittenza per non scaldare eccessivamente l’impasto fino a ottenere una consistenza sabbiosa. Versate il composto sul piano di lavoro e formate la classica fontana. Versate l’uovo al centro ed incorporatelo all’impasto prima con la forchetta poi con le mani. Impastate velocemente e una volta che l’impasto avrà preso consistenza, formate un panetto piatto e copritelo con pellicola trasparente. Ponete l’impasto a rassodare in frigorifero per almeno 30 minuti. Trascorso il tempo di riposo, riprendete l’impasto, stendetelo con il mattarello su un piano infarinato ad uno spessore tra i 7 mm e 1 cm. Ritagliate la frolla con la formina natalizia. Se volete, in questa fase potete forare i biscotti all’altezza della testolina degli omini per far passare un nastrino e poterli appendere all’albero. Con le dosi indicate otterrete circa 15 biscotti (in base al tipo di forme usate e alle dimensioni il numero potrebbe variare). Trasferite i biscotti su una teglia rivestita con carta da forno e cuocete i biscotti in forno statico preriscaldato a 170° per circa 15 minuti. A cottura ultimata, sfornate i biscotti e lasciateli raffreddare completamente, meglio se su una gratella.

Intanto preparate la ghiaccia reale: versate gli albumi in una ciotola, iniziate a montare con le fruste elettriche a media velocità e incorporate poco a poco lo zucchero a velo aiutandovi con un cucchiaio: dovrete aggiungerne fino ad ottenere un composto omogeneo della consistenza desiderata. Trasferite la glassa in una sac-à-poche usa e getta e ritagliate la punta creando un piccolo foro quindi decorate i biscotti ricalcando la sagoma e arricchendo di particolari gli omini a vostro piacimento.

I biscotti di pan di zenzero sono pronti per essere gustati, ora non vi resta che provarli!

Consiglio:  conservarli in una scatola di latta, per 4-5 giorni al massimo.

Brisighella, un affascinante borgo tra torri e colline.

Tra i tesori nascosti dell’entroterra romagnolo, c’è un piccolo e grazioso borgo medievale in provincia di Ravenna che merita di essere visitato: Brisighella.

Questo borgo dal fascino antico sorge ai piedi di tre pinnacoli rocciosi, su cui poggiano rispettivamente la Rocca del XV secolo, la Torre dell’Orologio ed il Santuario del Monticino. Un borgo da osservare e da vivere con calma e senza fretta fatto di facciate di case color pastello, di balconi fioriti e di piccoli vicoletti in cui perdersi tra stupore e meraviglia. Da non perdere la Via degli Asini da cui inizia anche la salita verso la Torre dell’Orologio e la Rocca Manfrediana.

Tra gli scorci più fotografati e particolari di questo luogo vi è proprio la Via del Borgo o degli Asini, un angolo medievale davvero suggestivo, una sorta di passaggio sopraelevato con archi che danno sulla sottostante strada. Ma questa via non è sempre stata come la si vede adesso perché per molto tempo ha svolto la funzione di camminamento scoperto, inglobato poi nelle abitazioni.

Un po’ di storia:

Brisighella ha per secoli vissuto dell’estrazione del gesso di cui è ricco il territorio ed i “birocciai”, gli operai addetti a questo lavoro, vivevano in questo quartiere e trasportavano il gesso con gli asinelli e i loro carretti, le birocce. Per raggiungere la parte sovrastante del borgo usavano proprio questa strada che da allora ha preso il nome di Via degli Asini. Le loro abitazioni si trovavano al di sopra degli archi mentre le stalle al di sotto.

Vi è infine un’altro motivo per cui visitare Brisighella: il cibo. L’enogastronomia è una componente fondamentale del borgo, tanto che nel corso dell’anno vengono dedicate ai prodotti tipici alcune importanti sagre. Il prodotto principe è l’olio extravergine d’oliva “Brisighello”, certificato DOP europeo e prodotto in un territorio ecologicamente intatto, ma ci sono anche il formaggio stagionato nelle grotte di gesso, i frutti dimenticati come la Pera Volpina, i vini autoctoni. E poi il carciofo Moretto, che nasce spontaneo nei calanchi dell’Appennino brisighellese.

Ora non vi resta che scegliere una giornata di sole per visitare questo magnifico borgo dell’entroterra romagnolo.