Vin brûlé, una bevanda che profuma d’inverno.

Quando le temperature calano, in Romagna, c’è una bevanda dal profumo speziato che sa come riscaldare, con i suoi aromi, le fredde giornate d’inverno: il Vin Brulé. Conosciuto anche come mulled wine, che significa vino bruciato, è solito profumare, con i suoi speziati aromi, le feste di paese soprattutto nei periodi in cui le basse temperature si fanno sentire. Dagli ingredienti semplici e dal sapore intenso si prepara con il vino rosso e si gusta ben caldo. Questa bevanda oltre ad essere il perfetto accompagnamento sia per le castagne che per la ciambella o i biscotti casarecci, è inoltre considerata da molti un antico rimedio per combattere i malanni stagionali. La preparazione classica del vin brûlé richiede come ingredienti spezie, agrumi, zucchero e un vino rosso corposo che varia in base alla zona di provenienza. A cambiare, in alcune versioni di questa ricetta, sono anche gli aromi: c’è chi utilizza il cardamomo oppure lo zenzero e chi aggiunge anche dei pezzetti di mela per insaporire il vino. Il risultato sarà comunque una bevanda profumata e dal gusto intenso perfetta da gustare  insieme a delle caldarroste fumanti nelle fredde sere d’inverno.

Ecco gli ingredienti per preparare questa deliziosa bevanda:

  • Vino rosso corposo 1 l
  • Zucchero 100 g
  • Scorza di limone non trattato 1
  • Scorza d’arancia non trattata 1
  • Cannella in stecche 2
  • Chiodi di garofano 8
  • Bacche di ginepro 5
  • Anice stellato 1
  • Noce moscata q.b.

Preparazione:
Per realizzare il vin brûlé iniziate con il prepararvi tutte le spezie che vi serviranno per la ricetta, quindi tagliate sottilmente la scorza del limone e quella dell’arancia senza togliere la parte bianca. Prendete una pentola di acciaio dai bordi non troppo alti e versate lo zucchero, le stecche di cannella, le bacche di ginepro, i chiodi di garofano e l’anice stellato. Aggiungete successivamente anche la scorza degli agrumi ed in ultimo aggiungete il vino rosso corposo. Ponete il tegame sul fuoco e portate lentamente ad ebollizione: fate bollire a fiamma lenta per 5 minuti mescolando fino al completo scioglimento dello zucchero. A questo punto avvicinate una fiamma alla superficie del vino, servendovi di un accendino da cucina e facendo molta attenzione a non bruciarvi: l’alcool contenuto nel vino prenderà fuoco e dovrete lasciarlo fiammeggiare fino al completo spegnimento. Una volta spenta la fiamma, potrete filtrate il vostro vin brûlé attraverso un colino a maglie fittissime e servirlo fumante.

Conservazione:
Una volta pronto, il vin brûlé può essere conservato in frigorifero per 2-3 giorni al massimo.

Ora non resta che provarlo.

Buon vin brûlé a tutti!

San Martino, un appuntamento speciale sotto l’arco.

[…] ma per le vie del borgo,
dal ribollir de’ tini,
va l’aspro odor de i vini,
l’anime a rallegrar. (San Martino, Giosuè Carducci)

Tra gli appuntamenti immancabili del mese di Novembre per chi abita in Romagna, vi è senza dubbio quello della Fiera di San Martino di Santarcangelo di Romagna, meglio conosciuta come la “la Fiera dei becchi” per via delle immancabili corna con cordoni colorati che ogni anno vengono appese sotto l’arco della piazza centrale della città. In passato i colorati cordoni venivano usati per addobbare i forti buoi romagnoli quando venivano portati alle Fiere ecco da cosa sembrerebbe derivare il soprannome di questa festività.

Due sono principalmente le caratteristiche che hanno reso famosa questa manifestazione:

  •  Le storie: la Fiera di San Martino è una fiera che celebra le tradizioni ed proprio per questo che a Santarcangelo, da oltre trent’anni, in questa occasione, si svolge la Sagra nazionale dei Cantastorie. I cantastorie con i loro racconti semplici e veri riportano ad un passato lontano e catturano l’attenzione dei curiosi spettatori.
  • Le immancabili corna: appese sotto l’Arco della centralissima piazza Ganganelli secondo il malizioso rito dovrebbero segnalare, oscillando, se la persona che vi passa sotto in quel momento è stata vittima del tradimento dell’amata/o.

La Fiera dei becchi è inoltre famosa per le caratteristiche bancarelle e per gli stand enogastronomici ricchi di tipicità locali che animano e profumano le strade acciottolate della città. Tanti sono i punti di ristoro a cielo aperto pronti a soddisfare ogni palato, dalla classica piadina con salsiccia e cipolla alle calde castagne da passeggio.

Non mancano poi, accanto al tradizionale mercato ambulante, le banchette di artigianato artistico, di auto e macchine agricole, che ravvivano la città in ogni suo angolo.

Tra gli appuntamenti in programma vi sono infine quello del Palio della piadina aperto a tutti, rigorosamente non-professionisti, ed il Food Truck di Beck, l’area dedicata al cibo di strada su ruote.

Un appuntamento, questo, tutto da vivere,  all’insegna dell’allegria e del buon cibo, due caratteristiche che da sempre contraddistinguono la nostra bella Romagna.

INFORMAZIONI 

Dove: Santarcangelo di Romagna
Quando: dal 9 al 11 di Novembre

La Piada dei Morti.

Compare puntuale con l’arrivo delle festività autunnali un dolce della tradizione romagnola, la Piada dei Morti, così chiamata perché solitamente cucinata  nel periodo della Festa dei Defunti.
Dagli ingredienti semplici ma golosi, è adatta per essere gustata sia come dolcetto dopo pasto, accompagnato da un buon bicchiere di vino o per colazione con una tazza di caffè caldo, ma non solo; non è strano  infatti trovarla nelle sagre di paese tipiche di questa stagione,  che tutto colora con i suoi  variopinti e scricchiolanti tappeti di foglie.

Ecco la ricetta di questo goloso dolce.

Ingredienti

Per l’impasto:

  • 250 gr di farina 00;
  • 250 gr di farina Manitoba, o di altra farina di grano tenero;
  • 120 gr di zucchero;
  • 100 ml di olio extravergine di oliva;
  • 2 uova;
  • 20 gr di lievito di birra;
  • 150 ml di latte;
  • frutta secca (70 gr di uvetta + 30 gr di pinoli + 80 gr di gherigli di noci + 80 gr di mandorle).

Per la glassatura:

  • 1 tuorlo d’uovo sbattuto con 2 cucchiai di latte;
  • 50 gr di zucchero a velo sciolti in 3 cucchiai di latte.

Preparazione

Iniziate sciogliendo in un pentolino, per 20 minuti, il lievito di birra con l’aggiunta di 1 cucchiaio di zucchero e 2 cucchiai di latte tiepido. È molto importante che non si arrivi ad ebollizione, quindi scaldate il tutto a bagno maria o su fiamma molto leggera, in un pentolino con il fondo abbastanza spesso. Amalgamate insieme tutta la farina, l’olio extravergine d’oliva, le uova, 120 grammi di zucchero aggiuntivo, 150 ml di latte (1 bicchiere scarso) e il composto preriscaldato. Versate l’impasto in recipiente e lavorartelo per renderlo sodo e compatto.

Lasciate a riposo sotto una pellicola trasparente almeno una decina di ore.

A fine lievitazione riprendete l’impasto ungendolo con olio extravergine d’oliva e stendetelo in una teglia di circa 30 cm di diametro, protetta sul fondo da carta da forno. Decorate la parte superiore con la frutta secca e, con l’aiuto di un pennello intinto nel tuorlo d’uovo sbattuto insieme a 2 cucchiai di latte, spennellate tutta la superficie superiore della piada.

Lasciate a riposo per circa 2 ore e mezza.

Infornate successivamente a forno preriscaldato a 180° e lasciate cuocere per circa 15 minuti. Infine sciogliete 50 gr di zucchero a velo in 2/3 cucchiai di latte e spennellate tutta al superficie del dolce appena sfornato.

Ed ora che avete la ricetta non vi resta che provarla!

Un autunno arancione come la zucca.

Dal colore sgargiante e dalla forma un po’ bizzarra, la zucca è l’ortaggio dal sapore autunnale più colorato che ci sia, ed oltre ad essere amata dai più piccini, che si divertono svuotandola e disegnandogli occhi, naso e bocca in occasione della famosa festa in maschera di Halloween, ha tantissime proprietà benefiche.

Dal sapore dolce e vellutato, la zucca oltre ad essere un ingrediente molto gustoso e versatile da utilizzare in cucina è anche un ortaggio molto salutare.

Ecco 8 curiosità che forse non sapevate:

  1. Contiene pochissime calorie (26 Kcal per 100 grammi), per il 90% è infatti costituita d’acqua;
  2. Ha proprietà antiossidanti in quanto,  tra le diverse sostanze nutrienti contenute moltissime  sono vitamine;
  3. Possiede un numero elevato di fibre utili per l’equilibrio della flora intestinale;
  4. È benefica nella prevenzione di patologie cardiovascolari in quanto, contenendo Omega-3, è utile per ridurre il colesterolo nel sangue, abbassare la pressione e migliorare la circolazione.
  5. È un buon alleato per combattere la ritenzione idrica e per liberarsi dalle tossine che creano gonfiore;
  6. Aiuta in caso di stress e di stanchezza, in quanto possiede il magnesio al suo interno.
  7. È un ottimo antiossidante ad effetto lenitivo per la pelle, oltre ad essere nutriente per il corpo e fortificante per capelli e unghie fragili.
  8. Un’ultima interessante curiosità riguarda i semi di questo ortaggio arancione, che vengono particolarmente indicati tra i superfood più efficaci per abbassare il colesterolo cattivo nel sangue.

Dunque ora non vi resta che preparare una delle tante gustose ricette a base di zucca.

Itinerari verdi e slow: il Cammino di Dante.

A chi ama passeggiare a contatto con la natura, dove il rilassante rumore delle foglie mosse dal vento rigenera corpo e mente, mentre l’aria pulita e fresca ricarica le batterie e riempe polmoni e cuore di buono, l’entroterra emiliano romagnolo offre diversi itinerari verdi e slow da percorrere a piedi.

Diversi sono i percorsi che partono dalla nostra regione tra questi, a Ravenna, una località non molto lontana da Cervia, vi è quello del  Cammino di Dante, un cammino lungo le orme del Sommo Poeta. Questo percorso, lungo circa 380 km, parte dalla tomba del padre della lingua italiana a Ravenna e raggiunge il Museo Casa di Dante a Firenze.

Molto più di un semplice cammino, Il Cammino di Dante è un un vero e proprio viaggio culturale oltre  ad essere una meravigliosa esperienza sensoriale visto il passaggio attraverso i meravigliosi boschi del casentinese e tra alcuni dei borghi più belli della Romagna e della Toscana. Il cammino può essere percorso da maggio fino ad ottobre e comprende sia tappe più semplici e pianeggianti che più impegnative ed in salita. Inoltre è percorribile anche in mountain bike per i più esperti in quest’attività e a cavallo. Considerato il numero elevato di km da percorrere è consigliato un buon allenamento prima della partenza, ciò nonostante può essere affrontato anche dai non esperti del trekking.

La bellezza di questo percorso è che oltre ai classici punti di sosta e di ristoro ad ogni tappa troverete anche affisse parti della Divina Commedia. Questo itinerario è diviso in 20 tappe lungo un ideale percorso che Dante Alighieri compì agli inizi del XII secolo.

LE TAPPE:

  • Ravenna – Ponte Vico > 19 km
  • Ponte Vico – Oriolo dei Fichi > 18.7 km
  • Oriolo dei Fichi – Brisighella > 17.2 km
  • Brisighella – Gamberaldi > 23.3 km
  • Gamberaldi – Marradi > 10 km
  • Marradi – San Benedetto in Alpe > 23 km
  • Premilcuore – Portico di Romagna > 9.7 km
  • Portico – Dovadola > 26.7 km
  • Dovadola – Forli > 22.5 km
  • Forlì – Ponte Vico > 18 km
  • Ponte Vico – Ravenna > 19 Km

Ora non vi resta che organizzarvi e partire con zaino in spalla alla scoperta di questi fantastici luoghi attraversati dal Cammino di Dante.

Sul sito ufficiale del Cammino di Dante troverete tutte le informazioni dedicate.

Dozza, una galleria d’arte a cielo aperto.

L’Autunno è una delle stagioni più affascinanti: i paesaggi si colorano con le sfumature più calde, l’aria è frizzante e avvolgente, ma non ancora troppo fredda, perfetta dunque per le gite fuori porta.

In Emilia Romagna tanti sono i borghi da visitare, dei veri e propri tesori da scoprire, anche quando il tempo a disposizione è di una sola giornata. Tra questi vi è Dozza, un gioiello incastonato nel nostro entroterra collinare, situato nella valle del fiume Sellustra. Questo piccolo paesino, facilmente raggiungibile passando per Bologna, ha come punto nevralgico la Rocca Sforzesca, una struttura di carattere medievale ancora in ottime condizioni, la quale è sede di una piccola pinacoteca che vale la pena visitare.

Ciò che però più caratterizza questa località sono i muri del suo centro storico, che la trasformano in una sorta di museo a cielo aperto in cui le facciate delle case diventano delle vere e proprie opere d’arte grazie ai murales e ai disegni raffigurati.
Le strette stradine di pietra riservano ad ogni passo una sorpresa a chi si appresta a passeggiare per le vie del centro. Qui l’arte si respira e si nasconde sotto le finestre, attorno ai portoni, davanti alle facciate delle botteghe e dei caratteristici localini.

Famosa è la Biennale del Muro Dipinto, una manifestazione di pittura nata negli anni sessanta che prevede la realizzazione di murales sulle facciate esterne delle case e che ha saputo raccontare la storia e le tradizioni di questo piccolo borgo.
Le opere realizzate negli anni da grandi artisti di arte contemporanea, sono oltre un centinaio e hanno reso la città una meravigliosa galleria a cielo aperto.

Dunque in questa stagione autunnale, che è un vero e proprio inno ai colori, con i suoi scricchiolanti e variopinti tappeti di foglie, Dozza è la meta ideale per una bella gita fuori porta.

Ecco cosa vedere se siete in visita in questo piccolo e pittoresco borgo di collina:

  • Via XX Settembre;
  • Palazzo Comunale;
  • Museo di Arte Sacra;
  • Rocca Sforzesca e Museo;
  • Torre Maggiore;
  • Enoteca regionale;
  • Parco Tozzoni.

Ora non vi resta che decidere quando organizzare la vostra prossima scampagnata a Dozza!

Il frutto dell’autunno: la castagna

“Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie”. (Giuseppe Ungaretti)

Anche quest’anno è arrivato l’autunno, la stagione dove i colori delle foglie che cadono, che variano dal giallo all’aranciato nelle sue diverse sfumature fino ad arrivare ad un rosso intenso che sfocia nel marrone, riscaldano l’animo e consolano dalla nostalgia dell’estate ormai finita.

Questa è la stagione per eccellenza di un frutto dall’aspetto bizzarro e dalle numerose proprietà benefiche, che una volta veniva definito come “il pane che cresce sugli alberi”: la castagna.
D’altronde si sa che non è un vero autunno senza le amate caldarroste, o senza quelle lunghe passeggiate nei boschi per raccoglierne il più possibile.
Una volta arrostite, gustarle davanti al camino, meglio ancora se accompagnate da un bel bicchiere di vino rosso, è una vera e propria coccola da concedersi in questo periodo dell’anno.
Dal guscio appuntito simile ad un piccolo riccio, oltre ad essere perfette per riscaldarsi possiedono numerose proprietà benefiche, nutrizionali e cosmetiche.
Questo stravagante frutto autunnale è una vera e propria miniera di rimedi naturali per combattere problemi alle ossa, ai muscoli e alla circolazione. La castagna è ricca infatti di potassio, di fosforo, zolfo, magnesio, ferro, vitamina C e di acido folico.

Preparate bollite, arrostite, secche o sotto forma di marmellata, le castagne dispongono  di un elevato potere saziante; infatti per tale motivo, un tempo venivano chiamate “Il pane che cresce sull’albero”.
Questo alimento di stagione è inoltre indicato  contro stress e stanchezza. I principi attivi contenuti nelle foglie e nella corteccia di castagno sono invece un vero e proprio toccasana per combattere la tosse e disinfettare le vie respiratorie.

Ma non solo: l’infuso di castagne può essere riutilizzato anche come tonico per la pelle, mentre la polpa può trasformarsi in un’ottima crema fluida da utilizzare come maschera emolliente per il viso.

In Romagna diversi sono i luoghi in cui potrete raccoglierle trascorrendo così una giornata all’aperto e rigenerandovi con l’aria fresca del bosco.
Le castagne sono dunque il giusto pretesto per una bella gita fuori porta.

Un dolce settembre al sapor di cantarella.

A settembre l’aria si fa più frizzantina e leggera, le giornate hanno ancora il sapore dell’estate nelle ore centrali mentre sul calar della sera l’aria più fresca porta  con sé la consapevolezza del cambio di stagione.
Questo è il mese perfetto per le gite fuori porta e soprattutto per le sagre di paese. Tra queste nel nostro territorio è famosa quella dedicata ad un dolce dalle umili origini: la cantarella.

La cantarella, in dialetto cantarèli, fa parte dei dolci della tradizione romagnola, una golosità per grandi e piccini ottenuta da una ricetta semplice che ha però il potere di conferirgli un sapore unico e gustoso.
Questo dolce, povero all’origine, si ottiene infatti impastando la farina sciolta in un pò di acqua, che viene successivamente cotta sulla piastra e condita con olio ed un pizzico di zucchero.

Nonostante nel corso degli anni le varianti nella preparazione, negli ingredienti e soprattutto nella farcitura si sono moltiplicate, questa rimane la ricetta base:

Ingredienti:

  • 500 ml di acqua;
  • 250 g di farina gialla;
  • 250 g di farina bianca;
  • 3 cucchiai di olio e.v.o. ;
  • un pizzico di sale;
  • un pizzico di bicarbonato;
  • zucchero semolato qb.

Preparazione:

La preparazione di questo goloso dolce è molto semplice: riempite una ciotola d’acqua e scioglietevi il sale ed il bicarbonato. Successivamente aggiungete l’olio e la farina gialla, poi un pò alla volta la farina bianca setacciata. Una volta che il composto sarà fluido e denso mettete a scaldare una padella antiaderente sul fuoco. Versate, utilizzando un piccolo mestolo, la pastella, in modo da creare un disco di 10/15 cm di diametro ed infine cuocete su entrambi i lati.

Una volta terminata la cottura, posizionate le cantarelle su un vassoio, conditele con un goccio di olio extravergine di oliva e spolveratele con un pizzico di zucchero semolato.

Ps. In alternativa allo zucchero è possibile farcire le cantarelle con marmellata, miele o nutella, servendole arrotolate.

Un dolce dalle antiche tradizioni, che qui da noi si festeggia tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, con una sagra ad esso dedicata: la Sagra della Cantarella a Gatteo a Mare, una piccola località della Riviera, non lontana dalla nostra Cervia.

Ora, non vi resta che provare questo semplice ma gustoso dolce, che ben si lega con questo clima settembrino!

Settembre, il mese che profuma di mosto selvatico.

Settembre è il mese che profuma di mosto selvatico, è il mese per eccellenza del frutto a grappolo: l’uva.

Questo è il periodo dell’anno giusto per visitare i vigneti e per divertirsi insieme a tutta la famiglia con la raccolta dell’uva, facendo a gara di chi si accaparra il grappolo più grande, per poi far provare ai più piccoli l’emozione di pestare l’uva con i loro piedini.
Quello del pestaggio dell’uva è un’antica tradizione, tramandata di generazione in generazione, un’attività che ha il potere di allontanarci dalla frenesia dei tempi moderni per riportarci ad un tempo lontano, fatto di gesti pazienti, ascolto e tanta allegria.
La festa dell’uva, che ogni anno, nel mese di Settembre, Ottobre e Novembre si festeggia in diverse località, anche nel nostro territorio è un evento di aggregazione, un momento in cui il sapere degli anziani viene mostrato ai più giovani.

Ma come avviene dunque la trasformazione dell’uva in vino?

La vendemmia è il momento in cui l’uva, coltivata durante tutto l’anno, è pronta per la fase di raccolta e dalla vigna viene portata in cantina per iniziare il processo di vinificazione, che trasformerà il mosto in vino.  Il rituale della vendemmia è un vero e proprio lavoro di condivisione il cui processo si divide in diverse fasi e la prima è proprio quella della raccolta.
La raccolta inizia la mattina presto nelle vigne e consiste nel tagliare i grappoli e disporli successivamente nelle apposite cassettine, prima del processo di vinificazione.

Oggi, proprio come avveniva una volta, è possibile far provare ai più piccoli l’emozione di pestare l’uva profumata a piedi nudi, saltellando e sporcandosi tutti insieme.
La vendemmia con tutta la famiglia è un’esperienza unica, fatta di gesti semplici, quelli che sono in grado di farci sorridere e divertire con poco.

Dunque non vi resta che raggiungerci tra i filari d’uva delle nostre colline Romagnole per la prossima vendemmia.

A tal proposito vi segnaliamo la 90esima edizione della Festa dell’uva che si terrà dal 18 al 24 settembre a San Pietro in Vincoli in provincia di Ravenna.

Passatelli: un piatto per tutte le stagioni.

La Romagna è una terra ricca di tradizioni soprattutto culinarie. Dall’entroterra fino alle località di mare sono tanti i prodotti tipici ed i piatti che meritano di essere assaggiati almeno una volta, se si viene a visitare questa regione. Ed è proprio dalla migliore  tradizione romagnola che nascono anche  i passatelli, un tipo di  pasta fresca lunga e dalla forma un pò insolita  fatta di uova, pangrattato e Parmigiano. Una delizia che è in grado di soddisfare il palato di grandi e piccini, nessuno escluso, e che normalmente viene servita con un buon brodo caldo, che la rende un ottimo piatto invernale.  Esiste però una valida variante estiva, perfetta per chi  non vuole rinunciare a questa pasta durante tutto il resto dell’anno. Vi basterà munirvi del classico ferro per realizzare i passatelli, uno strumento antico e particolare, che vi permetterà di realizzare in casa vostra questo formato di pasta proprio come quelli delle migliori  massaie romagnole.

Ecco la ricetta di questo piatto,  gustoso in ogni stagione, in una versione fresca e di mare: i passatelli asciutti con sugo di pesce.

Ingredienti (per 4 persone)

Per i passatelli:

  • 200 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 200 g di pangrattato
  • 3 uova
  • 1 cucchiaio di farina 0
  • Noce moscata q.b.

Per il sugo di pesce:

  • 500 g di polpa di pesce tagliata a cubetti (coda di rospo, merluzzo, cernia)
  • 20 gamberi sgusciati
  • 10 cozze
  • 10 g di pomodorini datterino
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • Brodo di pesce q.b.
  • Olio extravergine di oliva q.b.

Sale q.b.

Preparazione
Impastate le uova con il Parmigiano Reggiano e una grattatina di noce moscata. Aggiungete il pangrattato, una spolverata di farina e continuate a impastare.
Lasciate riposare successivamente l’impasto per un’ora avvolto nella pellicola trasparente.
Nel frattempo iniziate a preparare il sugo di pesce.
Fate spurgare le cozze in acqua salata, sciacquatele, eliminate le barbette e mettetele in una padella larga con un filo d’olio e uno spicchio d’aglio. Lasciatele aprire a fuoco basso. Toglietele dalla padella, filtrate il liquido e tenete da parte.
Rimettete la padella sul fuoco con un filo d’olio extravergine di oliva, il liquido filtrato, aggiungete il pesce e lo spicchio d’aglio. Aggiungete i gamberi tagliati a pezzi e i molluschi a cui avete tolto il guscio.
Sfumate con il vino bianco e una volta evaporato aggiungete i pomodorini datterino tagliati a pezzetti.
Continuate la cottura per mezz’ora, a fuoco dolce, aggiungendo un poco di brodo di pesce per mantenere morbido il sugo. Regolate di sale.
Mettete sul fuoco una pentola con dentro il brodo di pesce e cuocete i passatelli, buttandoli direttamente nella pentola del brodo bollente, lasciandoli cadere dallo schiacciapatate con i fori larghi. I passatelli sono pronti appena vengono a galla.
Prelevateli con l’aiuto di un mestolo forato e buttateli nella padella del sugo.
Saltateli brevemente, aggiungete un pochino di prezzemolo tritato.

Una ricetta, quella del passatello asciutto, dalle mille varianti e combinazioni di gusto, un goloso piatto della tradizione romagnola da gustare in compagnia!